Milano - Sciopero all'Istituto Sacra Famiglia

Una importante giornata di sciopero delle lavoratrici e lavoratori dell’Istituto della Sacra Famiglia

 

Dopo le assemblee infuocate dei giorni scorsi da parte dei dipendenti della Sacra Famiglia, i cortei interni contro i dirigenti aziendali, il presidio riuscito davanti ai cancelli dell’Istituto, è stata effettuata una giornata di sciopero il 19 febbraio, per dare una forte ed eloquente risposta alla Direzione Aziendale che in modo arbitrario e unilaterale ha imposto il passaggio dei propri dipendenti assunti con contratto Aris (circa 900) al contratto peggiorativo Uneba, con cui erano stati assunti i propri dipendenti dopo il 2008.

Uno sciopero molto partecipato e riuscito, sia nella sede centrale di Cesano Bosconi che nelle sedi della altre filiali. Riuscito malgrado l’Azienda abbia giocato sporco, applicando impropriamente in occasione delle sciopero, le regole previste del contratto Aris disdettato che prevedeva la presenza del 50% per i servizi essenziali, invece delle regole dell’Uneba che prevedono il 33%, imponendo la sostituzione dei comandati in malattia, cosa che l’Uneba non prevede. Ciò nonostante si sono create delle disfunzioni organizzative lamentate dall’Azienda che ha fatto un esposto al Prefetto.

E’ anche abbastanza riuscito il presidio di protesta organizzato dalla RSU, con la partecipazione di tutti i sindacati, in piazza Fontana, dove diverse centinaia di lavoratrici e lavoratori hanno portato la loro protesta sotto il Palazzo della Curia milanese che è il principale azionista dell’Istituto della Sacra Famiglia. Fin dal primo mattino i nostri compagni dell’USI si sono attivati nel portare gli striscioni tutt’intorno alla piazza, molti dei quali già esposti nel recinto dell’Istituto stesso, tra cui il mutandone gigante con la scritta volete toglierci anche le mutande.

Nella piazza c’erano tutte le bandiere dei sindacati partecipi e anche gli striscioni e le bandiere dell’USI, mentre i manifestanti attraverso i megafoni e a voce gridavano ininterrottamente: “Vergogna! Vergogna! Restituiteci il nostro contratto!”

Alle 11 una delegazione delle rappresentanze sindacali presenti è stata ricevuta dai rappresentanti della Curia, dove sono state riportante tutte le giuste rivendicazioni alla base dello sciopero che comunque era già largamente conosciute da” lor signori”.

Nel frattempo che la delegazione dei lavoratori era salita per l’incontro, nella piazza dei manifestanti ha preso la parola, attraverso un megafono, un rappresentante USI per portare tutta la solidarietà alla lotta ed esprimere tutta la rabbia contro la prepotenza della direzione aziendale della Sacra Famiglia, abituata a mettere le mani nelle tasche dei propri dipendenti per risolvere i propri problemi, come nel caso attuale che senza vergogna e non rispettando gli accordi sottoscritti, impone un contratto peggiorativo ai propri dipendenti. Va puntato anche il dito accusatore anche sulle gravissime responsabilità del governo regionale che, pur rappresentato in azienda, permette lo scempio di tagliare arbitrariamente i diritti acquisiti dei dipendenti dell’Istituto.

L’accusa principale viene comunque mossa dei confronti della Curia, per il potere che ha nell’Istituto stesso, che ha le maggiori responsabilità nel praticare la riduzione dei costi aziendali, riducendo i diritti (meno salari e aumento dell’orario di lavoro) dei propri dipendenti. Infine puntando il dito accusatore anche contro i vari governi e quello attuale che attuano leggi ambigue di cui approfittano i datori di lavoro nel proliferare, vedi nella sanità privata, decine e decine di contratti di lavoro uno peggiore dell’altro, per dividere e ricattare i lavoratori, anche all’interno delle aziende stesse che è avvenuto alla Sacra Famiglia.

E’ quindi necessario - si concludeva - una lotta unitaria dei tutti i lavoratori dell’intera categoria per conquistare un unico contratto, quello più vantaggioso per tutti. Questo vuol dire vera solidarietà, vera uguaglianza e soprattutto vera giustizia sociale. Un intervento apprezzato.

La delegazione che nel frattempo usciva dal Palazzo  comunicava l’impegno della rappresentanza della Curia a inviare una lettera all’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, affinchè l’Istituto faccia un passo in dietro, annullando il passaggio dal contratto Aris all’Uneba e riportando la trattativa alla fine del 1019, nel rispetto degli accordi.

Si verificheranno tali risultati in occasione nella scadenza del 27 febbraio, in Tribunale, dove diverse sigle sindacali hanno attivato il 28, per il non rispetto degli accordi sottoscritti, anticipando di un anno la scadenza del CIA (contratto integrativo aziendale).

E’ da sottolineare che l’iniziativa di protesta davanti alla Curia è stata riportata da diversi organi d’informazione, giornali, radio, TV3.

Nel frattempo la sezione USI della Sacra Famiglia, oltre alla partecipazione attiva alle mobilitazioni e alla lotta, nella giornata del 20, nella sede sindacale dell’Istituto, si è attivata attraverso il proprio legale, predisponendo eventuali cause contro il passaggio da un contratto all’altro, per il momento coinvolgendo 26 dei propri iscritti, cause pilota e di apripista per estendere a tutti gli interessati. 

Enrico

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